
La danza dei tre mondi interiori:
Superconscio, Subconscio e Conscio in armonia
C’era una volta un giovane di nome Luca. Ogni mattina, Luca si svegliava presto e osservava il cielo all’alba, con una sensazione di irrequietezza nel petto. Si chiedeva: “Chi sono davvero? Da dove vengo e dove sto andando?”. Non erano solo domande, erano un bisogno profondo che lo spingeva a cercare qualcosa di più.
Un giorno, mentre vagava nel bosco, trovò una piccola sorgente. L’acqua era così limpida e tranquilla che rifletteva ogni foglia e ogni raggio di sole, come uno specchio magico. Luca si sedette sulla riva, quasi ipnotizzato, e vide la propria immagine riflessa. Non era solo il suo viso,
il suo corpo che vedeva, ma una luce più sottile, un’energia vibrante che sembrava esistere al di là di ciò che era visibile. Era come se i suoi occhi avessero superato la superficie dell’acqua per guardare dentro di sé. In quello specchio d’acqua, Luca capì che dentro di sé si muovevano diversi mondi. Il primo era quello che conosceva bene, la sua vita di tutti i giorni. Il secondo era un mondo che si nascondeva nell’ombra, fatto di pensieri e sentimenti non espressi, di paure e desideri segreti. E poi c’era un terzo mondo, ancora più grande, che attendeva di essere scoperto, un potenziale infinito che lo chiamava. Da quel momento, Luca sentì che il suo viaggio era appena iniziato.
I tre livelli dell’essere:
Il Conscio, l’osservatore attivo
Il conscio è un po’ come il timoniere della nostra nave interiore. È quella parte di noi che pensa, decide, riflette, quella che ci fa vivere nella percezione/illusione del tempo lineare: passato, presente, futuro. È il giovane Luca che si siede sulla riva e si osserva, quello che pone domande e cerca risposte, il nostro lato più razionale, analitico e consapevole.
Come ci ricorda il saggio Joe Dispenza, “Se vuoi un nuovo risultato, dovrai rompere l’abitudine di essere te stesso e reinventare un nuovo te stesso.” È una frase che risuona profondamente, perché se il nostro conscio, il nostro timoniere, continua a usare sempre le stesse mappe e a seguire le stesse rotte, basandosi solo su vecchie abitudini e credenze, rimarrà intrappolato in ciò che già conosce. Non potrà mai esplorare nuovi mari o scoprire nuove isole. Sarà come girare in tondo, desiderando un orizzonte diverso ma senza mai osare cambiare direzione. È qui che entra in gioco la sfida: il conscio può guidarci, sì, ma solo se è disposto a mettersi in discussione e ad aprirsi a nuove possibilità.
Il Subconscio: il regista invisibile
Sotto la superficie della nostra consapevolezza, proprio come le radici di un albero si estendono invisibili nel terreno, si trova il subconscio. È un regno profondo dove risiedono memorie, emozioni, e tutte quelle abitudini “programmi” che influenzano le nostre azioni e pensieri senza che ce ne rendiamo conto e che creano il 95% della realtà che viviamo. Immagina Luca che osserva la sua immagine riflessa nell’acqua: vede la superficie, ma non percepisce immediatamente le correnti nascoste che muovono il fondo, le forze che modellano la sua percezione e le sue reazioni.
Dispenza ci ricorda che: “Meditare è anche un mezzo per andare oltre la tua mente analitica e accedere alla tua mente subconscia. Questo è cruciale, poiché il subconscio è dove risiedono tutte le tue cattive abitudini e i comportamenti depotenzianti che vuoi cambiare.” È un messaggio potente, perché ci dice che le chiavi del cambiamento non sono solo nel “pensare” diversamente, ma nel “sentire” e nel “riprogrammare” a un livello più profondo.
E continua: “Quando pensi a partire dai tuoi ricordi passati, puoi solo creare esperienze passate… tu riaffermi continuamente la tua vita così come la conosci.” Questo significa che, finché siamo guidati solo dal nostro conscio, che pesca nel serbatoio delle esperienze passate per dare senso al presente e non ci avventuriamo nel regno del subconscio per cambiarne i “programmi” radicati, la nostra realtà rischia di essere solo una ripetizione di ciò che è già stato. È come un disco che continua a suonare la stessa canzone e, per via della legge di risonanza poiché tutto é vibrazione, attira nella nostra vita costantemente lo stesso tipo di situazioni, allineate alle vibrazioni che emana, in tutte le sfere della nostra esistenza; a meno che noi decidiamo, infine, di farlo evolvere.
Il Superconscio: la mente universale
Al di là e al di sopra di tutto, c’è un regno che molti chiamano Superconscio o Sé Superiore.
È la parte del nostro essere che si connette a un campo di infinite possibilità, all’intelligenza creativa che permea l’universo, all’essere infinito che siamo in essenza. Immaginate Luca, seduto in silenzio alla sorgente, non solo osservando il riflesso o percependo le correnti nascoste, ma sentendo improvvisamente un richiamo più vasto, quasi un sussurro dall’anima. L’acqua non era più solo una superficie, ma un portale scintillante verso qualcosa di immensamente più grande.
Joe Dispenza ci guida a comprendere qualcosa di fondamentale: “Il campo quantico non risponde a ciò che vogliamo; risponde a chi siamo.” Questo significa che non è solo una questione di desiderare qualcosa, ma di diventare quella versione di noi stessi che è già in risonanza con ciò che vogliamo manifestare. È un cambio di paradigma profondo.
E ci incoraggia ulteriormente: “Essere potenziati, essere liberi, essere illimitati, essere creativi, essere geniali, essere divini, questo è ciò che siamo.. Una volta che ti senti così, memorizza questa sensazione; ricorda questa sensazione. Questo è ciò che sei veramente…”
Il superconscio non è quindi un concetto astratto o teorico; è la nostra essenza più vera, la nostra natura più autentica, il potenziale illimitato che attende solo di essere pienamente incarnato e vissuto in ogni fibra del nostro essere. È il risveglio a chi siamo veramente.
Come interagiscono tra loro
Immaginate questi tre livelli del nostro essere come una danza armoniosa, un’orchestra in cui ogni sezione ha un ruolo fondamentale.
Il conscio è il capitano della nave, quello che sta al timone, che osserva la mappa e decide la rotta. È lì per prendere le decisioni consapevoli.
Il subconscio è il potente motore sommerso. Non lo vediamo, ma è lui che spinge la nave con schemi radicati, basati su tutto ciò che abbiamo imparato e vissuto. A volte, spinge secondo vecchie abitudini e credenze, quasi in automatico.
Il superconscio è la meta luminosa, la stella polare che brilla in cielo e che guida la rotta ultima, la nostra vera direzione, il nostro potenziale più alto.
Ora, cosa succede se il capitano (il conscio) non dialoga con il motore (il subconscio)?
La nave procede, certo, ma seguendo vecchie correnti, senza la possibilità di cambiare veramente direzione. È come se il capitano volesse andare a est, ma il motore continuasse a spingerlo verso ovest per inerzia.
Tuttavia, quando il capitano si apre alla stella polare (il superconscio), quando si connette a quella guida superiore, stabilisce una nuova, audace rotta. E solo allora il motore (il subconscio) può essere ricalibrato, riprogrammato, per spingere la nave verso una direzione completamente nuova e desiderata.
“Un ricordo senza la carica emotiva è chiamato saggezza.”
Questo significa che quando portiamo coscienza e comprensione al subconscio, quando riusciamo a osservare le nostre ferite e le nostre esperienze passate senza la loro carica emotiva dolorosa, trasformiamo il dolore in pura saggezza. Quando ci apriamo al superconscio, quando ci connettiamo alla nostra essenza più elevata, il conscio smette di lottare, di controllare, e comincia a fluire, lasciandosi guidare da una forza più grande e saggia.
È l’armonia perfetta tra tutte le parti di noi.
Dalla conoscenza all’esperienza
Luca, giorno dopo giorno, si fermò davanti alla sorgente. Respirava con calma, portava l’attenzione al suo cuore, immaginava la luce che fluiva dal fondo del lago verso il cielo. Sentiva il battito, sentiva l’acqua, sentiva che non era più solo riflesso: stava diventando “onda” e “onda” del tutto.
Ripeteva dentro di sé parole di gratitudine, apriva lo spazio al silenzio e lentamente vide che la vita cominciava a rispondere in modo diverso: sincronicità, idee improvvise, un senso di leggerezza che prima non aveva.
Luca aveva iniziato a essere diverso, prima ancora di vedere il cambiamento; e fu così che la vita attorno a lui cominciò a mutare.
In conclusione
Il conscio è la porta, il subconscio è il terreno su cui camminiamo, il superconscio è il cielo verso cui voliamo. Quando questi tre livelli si armonizzano, non abbiamo più bisogno di spingere con forza: la vita fluisce, risponde, accoglie.
Conducendo questa danza interiore, diventiamo non solo spettatori, ma creatori coscienti della realtà. Possiamo dire, con le parole di Dispenza: «Il campo quantistico non risponde a ciò che vogliamo; risponde a ciò che siamo.»
Ti invito ora a sederti, respirare, osservare quale livello dell’essere senti più vivo in questo momento… e chiederti: Chi voglio essere? Non solo cosa voglio diventare, ma chi voglio essere.
E così, come Luca, puoi scoprire che quell’acqua limpida riflette in realtà un cielo infinito.
Scopriamo i doni dell’acqua limpida insieme e danziamo gioiosamente con la vita
Se vuoi ricevere altri articoli, pratiche e approfondimenti,come questo, con spunti pratici e riflessioni sulla scienza della coscienza.
Iscriviti alla Newsletter.